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"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"
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lo aveva scritto...

copertina del Manifesto del 15 ottobre 2009.
Oggi sul Manifesto in edicola e, per ora, on line su fuori pagina, Le navi dei veleni? eccole qua, tutte e 70.
Vi posto anche un brano che ho trovato in Gomorra (georgia)
Una delle cose che mi sconvolgeva era vedere [...] i visi degli stakeholder campani tesi e preoccupati il giorno dello tsunami. Appena osservavano le immagni del disastro nei telegiornali, impallidivano. Era come se ognuno di loro avesse mogli, amanti e figli in pericolo. In realtà in pericolo c'era qualcosa di più prezioso: i loro affari. A causa dell'onda del maremoto infatti vennero trovati sulle spiagge della somalia, tra Obbia e Warsheik, centinaia di fusti stracolmi di rifiuti pericolosi e radioattivi intombati negli anni '80 '90. L'attenzione avrebbe potuto bloccare i loro novi traffici, le nuove valvole di sfogo. ma il rischio fu subito scongiurato. Le campagne di beneficenza per i profughi distolsero l'attenzione sui bidoni di veleni fuoriusciti dalla terra, che galleggiavano a fianco dei cadaveri. Il mare stesso stava divenendo territorio di smaltimento continuo. Sempre più i trafficanti riempivano le stive delle navi di rifiuti e poi, simulando un incidente, le lasciavano affondare. Il guadagno era doppio. L'assicurazione pagava per l'incidente e i rifiuti si intombavano in mare, sul fondo.
Roberto Saviano, Gomorra, mondadori, 2006, p.324
(14 novembre 2009)
da QUI
La vignetta del giorno

Enzo Apicella, 15 novembre 2009
Margherita Allegri
Stelle marine

Margherita Allegri, Stelle marine, Da QUI
Vignetta realizzata per "Humor a Gallarate 2009"
Alessio Spataro
Ministronza
Intervista ad Alessio Spataro (da QUI)
Reazione di Giorgia Meloni (da QUI)
Parlano del mio libro per non parlare dei progetti di legge
di sostegno alle comunità giovanili da parte del ministro
che nascondono finanziamenti governativi a realtà
come Casa Pound ed altri covi fascisti
(alessio spataro)
Grande discutere, grandi polemiche, su stampa e rete, sulla graphicnovel di Alessio Spataro, Ministronza.
Ne riparlerò fornendo link. Per ora segnalo:
- L'AUDIO di una interessante intervista, di radio Sherwood, ad Alessio Spataro trovata nel blog Globalproject.
La graphic-novel Ministronza.
Blog di Alessio Spataro: Pazzia
Blog dove era uscita a puntate Ministronza: Giorgiamecojoni.
(continua ...nel senso che scriverò dopo qui o in altro post)
La vignetta del giorno
Sotterranei della giustizia

Enzo Apicella, 14 novembre 2009
- Marino Bisso e Carlo Picozza, Tre medici e tre agenti penitenziari indagati per la morte di Cucchi, La repubblica, 13 novembre 2009.
- Carlo Bonini, Il calvario nel diario della clinica. "Così l'hanno lasciato morire", La repubblica, 14 novembre 2009.
-Parla Giovanni Cucchi.
- La versione del sindacato Sappe
Vauro
Giustizia ad orologeria

Vauro, Anno zero del 12 novembre 2009.
Segnalo l'archivio delle vignette di Vauro
Quelle di Anno zero di ieri sono, sulla destra, a Novembre 12a 12b 12c ecc.
Ringrazio Marcello Marini che ha segnalato l'archivio in ListaSinistra.
La vignetta del giorno

Enzo Apicella, 13 novembre 2009
Second cinema
Robert Zemeckis e la performance capture

L'immaginazione ha la pelle digitale.
di Luca Celada - LOS ANGELES
Intervista a Robert Zemeckis. Il suo ultimo film, «A Christmas Carol», con James Carrey, è stato realizzato interamente con la tecnica del «motion capture». «Il cinema è sempre stato un'arte tecnologica, quelle di oggi sono ulteriori evoluzioni che aprono al regista straordinarie possibilità liberandolo dai vincoli 'terreni'»
«Sono sempre stato affascinato dalle macchine del tempo» afferma Robert Zemeckis, l'autore della trilogia del Ritorno al Futuro. «Considero il Cantico di Natale fondamentalmente un viaggio nel tempo». Parla uno dei visionari di Hollywood, autore «spielberghiano» formatosi come George Lucas e Ron Howard nella scuola di cinema della Usc (University of Southern California), che nelle sue opere ha da sempre cercato di tornare ad un futuro che sembra diventato definitivamente il presente. I suoi film abitano spazi interstiziali dell'immaginazione-spettacolo da 1941, Contact, Forrest Gump, Zemeckis è sacerdote di un cinema tecnologico esplorato già nell'era analogica con Chi ha incastrato Roger Rabbit?, e in seguito con una progressiva ibridazione digitale che lo ha portato a usare il «performance capture», la tecnica che ha prodotto Polar Express e Beowulf.
Nessuno più di lui a Hollywood, eccezion fatta forse per i suoi amici Peter Jackson e James Cameron (e prossimamente Spielbergh col Tintin) hanno abbracciato più completamente le potenzialità del cinema digitale. Ne è ultima prova A Christmas Carol, frutto della collaborazione fra la Disney e la Image Movers, la società specializzata creata da Zemeckis (sponsor anche della nuova facoltà di cinema digitale, la prima al mondo, della Usc) per produrre opere della «nuovo forma espressiva» che è il cinema del motion capture. La tecnica permette di acquisire le voci e i movimenti degli attori mediante l'applicazione di appositi sensori sui corpi e sulle facce, e di caricarli in specifici programmi di software attraverso i quali il regista può manipolarne le sembianze mantenendone i movimenti e la voce. I personaggi ibridi di questo tipo stanno diventando sempre più numerosi a Hollywood e sono destinati a integrare cast in carne ed ossa. Una tecnica capace, come spiega il regista in un incontro a Los Angeles, di dare una pelle digitale a personaggi «veri» e di liberare l'immaginazione del regista da ogni legame terreno. Per A Christmas Carol Robert Zemeckis si è chiuso in uno studio un mese con Jim Carrey il quale ha letto e interpretato per una cinepresa collegata al computer ben quattro personaggi del copione basato sulla novella di Dickens. In seguito nel campus della Image Movers a Marin County (ultima aggiunta alla sempre più folta colonia di cinema high-tech sulla baia di San Francisco) hanno creato sotto la supervisione di Doug Chiang la veste grafica del film.
Si è definitivamente convertito alla tecnologia digitale?
Penso che il cinema sia da sempre un'arte tecnologica, l'unione di forme classiche, sceneggiatura, recitazione, musica, in un ambito prettamente tecnico. Quelle di oggi sono le ultime evoluzioni, strumenti che aprono porte straordinarie all'immaginazione dei filmmaker la cui principale responsabilità rimane però verso la storia e i personaggi. In realtà non c'è nulla di nuovo, anche un primo piano è un artificio tecnologico, qualcosa che non esiste nella nostra realtà. È uno stratagemma meccanico usato con specifico effetto drammatico in modo che tutti possano comprendere quanto sta accadendo, uno strumento tecnico al servizio del racconto.
Ischia
Dall'archivio di Georgiamada

Enzo Apicella, 3 maggio 2006
Cercando il pezzo di giorgio (che ci dice di aver cancellato) ho ritrovato un pezzo scritto allora, nei commenti, da Carlo Capone che avevo postato (purtroppo le immagini sono nel frattempo scomparse), e una vignetta di Apicella vi ripoto entrambi i post (georgia)
Dall'archivio di georgimada
Ricordando Ischia a Milano
Vi posto questo ricordo di Ischia di Carlo Capone che ci ha scritto nei commenti.
Carlo ha scritto Il naso di pinocchio pubblicato da Sovera nel 2004. Al suo libro Bart ha dedicato una delle sue letture [link scomparso] su Vibrisse.
Carlo ha anche il merito di aver aiutato Giorgio Di Costanzo a mettere su, graficamente, il suo blog dedicato a Anna Maria Ortese (georgia)
L'isola dei sensi
di Carlo Capone
L'hanno distrutta quell'isola. Nei 50 era un’oasi tropicale in mezzo al mare. L'acqua di Punta Molino lambiva i pini e a San Montano c'eri tu, il mare e il Padreterno. Angelo Rizzoli veniva a Lacco con industriali, principi e puttane, ma l'ospedale - l'unico di Ischia: oggi ci entri e non sai se esci- l'ha costruito lui. Aveva dei progetti, il Rizzoli, se i napoletani e Gava non li avessero crepati. Ma a proposito di vivere e crepare, a Porto c'è un pronto soccorso ostetrico. Mi sono ignote le tecniche praticate. Io ci andai per un tappo all'orecchio, non sapevano cosa fosse un padiglione.
Quando la prima volta misi piede a Ischia ebbi l'emicrania, vuoi per la vampa che ti piglia appena sbarchi, forse per l'aria radioattiva, e magari per l'atmosfera di eccitazione. C'era una triremi romana, giù al porto: stanno girando Cleopatra, ammiccò un tizio.
La chiamano l'isola delle donne, e a ragione. Perchè le donne di Ischia, dico le ‘forastiere’, sono diverse. Arrivano slavate, le carni stanche sotto i parei leggeri, ma quando l'aria e il sole infondono malia - vero elemento bacchico in luogo di ogni vino- si fanno radioattive, due lampi audaci come occhi, i corpi inseminati dal vulcano.